the ghost of Tom Joad

La fermata della metropolitana era sul lato opposto e mi toccava attraversare una grande rotonda.
Il caldo scioglieva il cemento e sembrava di camminare sulle natiche burrose di una pin up. Le foglie degli alberi erano piegate verso il basso, come un uomo che deve dare una brutta notizia alla moglie.
Girai a destra ed entrai in un negozio di mutande. Comprai due boxer neri, avere qualcosa di pulito mi rassicura.
Il sudore si formò istantaneamente. Arrivai in quella pasticceria che conoscevo, ero stato con lei qualche mese prima e ordinai un caffè. Il ricordo era ancora forte, come poteva svanire? Il tempo allevia tutto? Sapevo che era una bugia, perché alcune cose non si possono dimenticare. Alcune ricordi ti rimangono attaccati come cicche che una spatola di acciaio non riuscirà mai a rimuovere.
Mi voltai e le auto correvano silenziose sul vialone, e famiglie di extracomunitari si tenevano per mano.  Sorridevano, la madre con il velo sul viso e il padre con le buste della spesa ben strette nelle mani.
Pagai e salutai marcando il mio accento. In tasca avevo il mio blocchetto, sarei arrivato tardi all’appuntamento.