Say it

Le nuvole grigie formavano un soffitto astioso, osservavano altezzose le vite che si consumavano nella città ventosa.
Non riusciva a vederne la fine, promettevano tempesta. La pioggia non si fece aspettare e rese i sampietrini viscidi e pericolosi.
La città si dipinse di colori pastello, di tonalità acide e psichedeliche. Uomini e donne sembravano funghi multicolori.
Lui non ne aveva bisogno, indossava il suo cappello di tela. Non aveva fretta, la cosa più sbagliata da fare quando piove è correre. Aveva perso tanto di quel tempo, anni buttati, giorni che non torneranno mai più.  La cosa più bella che aveva ora erano le attese. Assaporare i minuti in solitudine pensando semplicemente a se stesso.
Pensando ai suoi viaggi, a tutti quegli occhi che aveva osservato. Agli sguardi innamorati, alle bocche che aveva baciato. Ai dolori che aveva sopportato e gli amici ai quali aveva detto addio.
Il suono di un pianoforte usciva lento dalla finestra del conservatorio a san Pietro a Maiella. Lento come un gatto che si stiracchia e che ha davanti a se altre otto vite.