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Domenico Cosentino

Notizie flash

E' online il blog del CSM ( Circolo Scrittori Maori) creato dalla casa editrice Villaggio Maori per presentare gratuitamente il gregge degli autori che pubblicano. in questo modo i visitatori possono decidere se comprare un loro libro, o se mandarli a cagare.

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Domenico Cosentino
Amleto De Silva PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 06 Febbraio 2012 13:23

Tutto inizia con una sega che Antonio detto Totonno si concede affacciato alla finestra di casa sua, quella dalla quale si vedono i palazzi del suo quartiere. Totonno è l’anima del debosciato napoletano senza arte né parte, ma capisce di essere arrivato alla frutta quando dopo aver eiaculato si rende conto che poteva essere visto dai suoi vicini. Riesce a rimettere il cazzo nei pantaloni prima che la madre lo sorprenda a tirarsi l’uccello per sfizio. Anna invece lavora in un giornale ma ha un lavoretto di poco conto, per salire di grado decide d’importunare il caporedattore Giacomino, prima o poi lui cederà alle sue grazie e il gioco sarà fatto. Anna crede che la vita reale sia come in Sex & the city, ma ben presto si ritrova a fare bocchini a chiunque pur di avere un minimo di riconoscimento. Marco invece ha avuto in eredità l’osteria di suo padre trasformandola però in un ritrovo per politici accompagnati dalle loro puttane, triste vita provinciale. Marco è uno a cui piace fare la bella vita e chiavarsi le minorenni...
Tra sborrate, zizze appese e culi tosti si evincono una malsana umanità e una tristezza di fondo che rendono i personaggi di Amleto De Silva amabili. Le situazioni, le scenografie e i caratteristi sono l'anima di Napoli: esistenze normali o forse un po' sulle righe in cui noi vesuviani possiamo tranquillamente riconoscerci. I frequentatori dei bar pronti a farsi offrire un caffè Borghetti anche all'alba, gli amici delle comitiva gelosi della bellezza del fighetto di turno  che con facilità riesce a chiavare che faranno di tutto per deriderlo davanti alla sua nuova fiamma. Il figlio di papà che ha sempre vissuto nella bambagia e non ha lavorato un solo giorno nella sua effimera esistenza. Pacchi, truffe e paliate. De Silva non è uno che si fa troppi problemi nel descrivere situazioni tragicomiche utilizzando un linguaggio molto colorito, ma questa è soprattutto la sua personale battaglia contro i pennivendoli, i cazzabbubboli, le fighette del giornalismo italiano. Il suo dolore, l’amarezza per una società che ha perso i valori vengono espressi in un modo forte proprio per colpire il lettore.  Sono venuto a conoscenza del suo blog (www.amlo.it) e da subito me ne sono innamorato (rimanendo comunque eterosessuale): il suo romanzo autoprodotto (acquistabile online ma anche ordinabile nelle librerie Feltrinelli) tiene testa ai miei propositi di investire una giornata per assorbire le sue parole. Leggendo queste pagine più volte ti ritrovi a ridacchiare da solo come una checca isterica in una camerata di soli marinai. Sensazioni particolari, insomma, paragonabili ad  una defecata post cenone di Natale. De Silva è così, o lo ami o sei  costretto a farlo, come quando gli ho detto: "Amleto sto per scrivere una recensione al tuo libro" e lui mi ha risposto: "E che spaccimma me ne fotte!".

 
marzia limongiello PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 18 Gennaio 2012 17:19

Marzia gestisce una caffetteria-gelateria ad Avellino, ed è proprio lì che ci siamo conosciuti. Un locale adatto a rilassarsi, dove poter sfogliare libri e sorseggiare tisane aspettando che il cuore si riscaldi per affrontare il freddo gelido della città. Scrittrice per passione, lettrice per vocazione, Marzia fa della sua vita il suo romanzo, cercando di coinvolgere il lettore. E ci riesce con un metodo tutto suo.

Il lettore si sente a casa nel tuo libro Sognavo la seconda, lo accogli e gli riscaldi l’anima. Come fai?
Non faccio nulla di particolare, sono semplicemente me stessa. Così come accolgo i clienti qui nel mio locale, cerco di trasmettere la passione per  le cose che adoro come i prodotti genuini dell’Irpinia.

 


Gestire un locale così particolare ti porta via tanto tempo, stai scrivendo qualcosa di nuovo?
Per nulla. Il GHI assorbe tutta la mia vita. Ho in mente due libri molto diversi da quello che ho scritto ( sognavo la seconda ) non perché io sia maturata come scrittrice, ma a me piace affrontare e scoprire sempre nuove situazioni, così come nella mia vita privata o nel mio lavoro. Non posso farlo di notte quando chiudo la mia attività perché a casa ti porti tutto, i pensieri, le fatture, mio figlio che vuole le attenzioni della sua mamma e non riesco ad essere serena e a scrivere ciò che ho nella mia testa.


E allora come è uscito fuori il primo libro?
In quegli anni avevo tempo libero, non gestivo ancora la gelateria e potevo permettermi dei momenti da dedicare a me stessa.  Ho scritto come se avessi un bisogno dentro, una voglia di leggere qualcosa di divertente e così ho pensato di descrivere la mia vita che è tragicomica proprio come appare in queste pagine.


Ci sei riuscita. È una storia semplice ma trasmette calore, il tuo modo di scrivere ricorda Rossana Campo, ma riesci a mantenere un tuo stile personale riconoscibile. Ma è davvero autobiografico?
Quello che leggi è tutto vero, anzi è autobiografico diciamo al 90%, poi ovviamente ho dovuto romanzare un po’ la mia vita. Non ero preoccupata che una storia così normale potesse interessare qualcuno. Quando scrivi questo problema non dovresti portelo. Io ho pensato a raccontare una storia a liberarmi da ciò che avevo dentro sperando di farlo in un modo che coinvolgesse anche coloro che non mi conoscono personalmente. Ho vissuto un disagio, un seno troppo prosperoso su un corpo di ragazzina. Sono sbocciata all’improvviso da un anno all’altro e i miei amici, soprattutto uomini perché sono sempre stata un maschiaccio, all’improvviso mi hanno guardata in modo diverso. Per strada ricevevo diverse occhiate da uomini maturi. Tutti si soffermavano sul mio seno tralasciando il resto. Queste attenzioni non erano ciò che cercavo…


… e decidi quindi di operarti, cambia qualcosa?
Sì,  su consiglio anche dei miei genitori mi faccio ridurre il seno. In me cambia poco, non ero insicura del mio corpo. Il cambiamento è avvenuto negli altri: potevo finalmente passeggiare inosservata e tranquilla o potevo indossare i miei costumi (Marzia è anche istruttrice di nuoto) senza la paura che le tette mi scappassero fuori durante una gara con il pubblico interessato di più ai miei 'galleggianti' che al mio stile libero.


Il tuo romanzo ha una “veste” nuova: come mai la decisione di staccarti dalla tua editrice e continuare invece con l’autoproduzione?
Ho conosciuto Arcoiris tramite una persona che fungeva da intermediario/agente letterario il quale mi ha chiesto 800 euro per la pubblicazione. La veste grafica faceva davvero pena, la copertina in stampa digitale non rendeva e non rappresentava per nulla il mio intimo. Inoltre non mi avvisavano e non mi pagavano i diritti d’autore sulle copie che vendevano loro, asserendo che il libro non vendeva neanche sui siti come IBS. Io sapevo che era una bugia in quanto molte persone che conosco l’avevano comprato proprio da quel sito, così mi feci coraggio e ne ordinai una copia anche io. Richiamo la cara editrice ma lei è sempre ferma sulla sua linea e così li mando a cagare. Ora il libro mi appartiene davvero, ho curato la copertina e la veste grafica ed è più simile alla mia vera natura.


Una scelta coraggiosa, di solito il percorso di uno scrittore è inverso, si parte da un’eventuale autoproduzione per poi arrivare a pubblicare con una casa editrice. Hai mai avuto problemi a svelare particolari così intimi della tua vita?
No anzi. Molti mi pongono la tua stessa domanda per me è stata solo una liberazione. Io spero che la mia decisione, la forza di affrontare un’operazione per cambiare un corpo con il quale si vivono disagi possa essere d’ispirazione. Nel mio caso erano le tette, ma pensa ad altre menomazioni magari più serie. L’adolescenza è un momento difficile soprattutto per una ragazza e dovrebbe invece essere vissuto con serenità e una piccola dose di leggerezza.

 
Luciano Lo Casto PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 15 Gennaio 2012 12:11

 

In un paese triste e sporco scopro l’esistenza di un luogo in cui ascoltare jazz classico direttamente da Dixieland, in cui alle pareti sono affisse gigantografie di musicisti eroici ma ormai defunti. Fumavo sigarette per dimenticare e lasciare fuori la mia vita e bevevo whiskey senza ghiaccio. Quella sera ero lì per ascoltare Luciano Lo Casto, che avevo conosciuto qualche settimana prima tramite la sua pagina personale scovato su un famoso social network.  Incuriosito dalla sua voce e dal suo modo di fare musica avevo visitato il suo sito e acchiappato i suoi brani. A quel punto ero davvero fottuto.

Ascoltare Luciano è come perdersi in una sensazione che ricerchi per anni e te la trovi di fronte così all’improvviso. Il mio affanno può calmarsi almeno per un paio d’ore. Dovrei essere distaccato ma questa volta mi costa davvero molto. Luciano è uno di quei cantautori dalla voce “burbera”, un po’  Folco Orselli, un po’ Tom Waits, i suoi testi appagano il mio animo solitario. Lo Casto si accompagna al pianoforte, vecchi studi effettuati al conservatorio di Avellino poi abbandonato per una ricerca personale sul sincero significato che ha la musica . In suo supporto ha una band che lo accompagna nel tour strapieno di date – non ho  difficoltà nel trovare locali dove esibirmi , io dalla mia ho la fortuna di essere abbastanza crudo da "piacere" o per lo meno incuriosire... alla gente piace sentire certe paroline... certi discorsi... –

I temi che affronta nei suoi testi sono l’essenza dell’anima blues e del ritmo folk,- I miei testi nascono di getto... non ci ricamo mai più di tanto... mi è indifferente il luogo... solitamente mi annoia scrivere, quindi quando mi viene qualcosa non esito a buttarla giù ovunque io sia... - non ha paura di rientrare in uno di quei clichè così tanto seviziati - Mmmmm del clichè poco mi importa, io sono un "fotografo", mi limito a riportare quanto vedo e quanto accade... Sfido chiunque, qualsiasi ragazzo che conduce una vita sociale "comune" a non immedesimarsi in quanto scrivo... Tutti bevono, fumano o frequentano persone che lo fanno; ovunque, in  qualsiasi bar c'è la medesima cosa, la medesima gente, le medesime chiacchiere... le eccezioni lasciamole a chi ha voglia di sorbirsi stronzate...

Il mio consiglio è quello di lasciarsi coccolare dalla sua musica, viziarsi con le sue parole e mandare a fanculo un mondo che non ci appartiene, aspetto quindi l’uscita del suo prossimo lavoro : PIN UP

Potete contattare Luciano Lo Casto qui:

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reverbnation.com/lucianolocasto

myspace.com/locastoluciano

http://www.alcoolmusic.com/

 
Franco Legni PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 09 Gennaio 2012 11:21

Franco Legni

Due di Briscola

- romanzo-

Curiosando editore

 


“L’avvocato” (un appellativo datogli dai suoi amici carcerati) è stato arrestato, utilizzato come capro espiatorio dai suoi clienti, perlopiù spacciatori e papponi, ed è finito dritto in carcere al loro posto. La feccia l’ha indicato come capo di una grande associazione con le mani in pasta un po’ ovunque: tratta di schiave, acquisti di grandi quantitativi di droga e altre bazzecole del genere. L’avvocato in prigione però si è fatto una nomea, i boss lo rispettano e lui sa come comportarsi per non scatenare le ire di nessuna cosca malavitosa. Viene liberato e il suo primo pensiero è quello di rubare l’auto di un suo vicino, fuggire in Spagna e cercare i suoi  ex-clienti, quei fottuti che l’hanno fatto arrestare. L’idea sembra buona, ma il nostro protagonista non è davvero un criminale e si troverà in situazioni tragicomiche, alla ricerca di Biancaneve, un energumeno che lo ha venduto alla polizia. In Spagna Nichi si troverà a vivere in un quartiere degradato, condividerà la stanza e il letto con una puttana (immaginare il proprio materasso macchiato di sperma altrui non è una cosa facile da digerire, ne converrete), e i suoi nuovi amici saranno delinquenti. Ma Nichi in questo caos, in questa società parallela così ostacolata dal vero Stato, si troverà finalmente a suo agio...
Franco Legni è un pazzo. Il suo personaggio, l’avvocato cocainomane-puttaniere-sfegatato onanista ma anche disilluso e disinteressato eroe ricorda particolarmente il protagonista di Snack Bar Budapest (romanzo di Marco Lodoli e Silvia Bre, film di Tinto Brass). La storia regge anche se la trama non è proprio originale: un uomo perbene (tralasciando il suo lato marcio) bracca gli uomini che l’hanno incolpato. Nichi sarà costretto a dividere la cella con un omosessuale grasso, la puttana del carcere: la prima parte del libro è dedicata appunto alla convivenza in cella e la sopravvivenza in prigione e  vi assicuro che la vita descritta in queste righe è abbastanza vicina alla realtà, gli appellativi dei criminali  per esempio risultano realisti e non esagerati come spesso capita in questi casi. Il racconto è una danza frizzante, il protagonista  imparerà a sue spese a vivere con due piedi in una scarpa. Dimenticando ben presto l’alta società che ha sempre frequentato: donne rifatte e cadenti lasceranno il posto a puttane sudamericane dal culo marmoreo, a travestiti, a nane e a giocolieri. Il tutto legato da una vicenda di fondo che ha come unico sentimento la vendetta. Il romanzo è un film da gustare velocemente, non annoia e viaggia tranquillo. Non ci saranno picchi di adrenalina, non ci sono quelle svolte à la "Beautiful" che spesso vengono inserite nei thriller da quattro soldi, ma Legni riesce nel suo intento: raccontare una storia divertendo il lettore.

 
Donato Zoppo PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 14 Dicembre 2011 14:51

 

Amore, Libertà e censura.

Donato Zoppo

Aerostella

 

 

Il giovane autore durante una gita ascolta una canzone che gli stravolgerà la vita avvicinandolo ad un  genere musicale molto particolare e del tutto innovativo, il prog italiano. La biografia inizia così, con questo tassello importante, arrivando a spiegare in una veste del tutto nuova il personaggio mitico di Lucio Battisti. L’uomo, le insicurezze, i manager succhiasangue e l’ambiente musicale per nulla facile da vivere. Battisti ha un timbro di voce diverso dal solito, infrange le barriere del bel canto e nessuna casa discografica vuole accettare questa sfida scritturandolo. È solo grazie all’aiuto di Mogol, che dopo aver ascoltato il giovane Lucio per caso e aver intuito  il suo potenziale artistico riesce a strappare alla Ricordi un vero contratto discografico. A quel punto la vita artistica di Battisti sembrerebbe in totale ascesa, in realtà il musicista non viene capito e coccolato dai critici, faticherà ad avere buone recensioni, e poche ospitate in tv (all’epoca c’erano solo i canali RAI) diventando però d’altra parte un beniamino del pubblico giovanile. Le sue canzoni verranno censurate e sarà chiesto allo stesso autore di “eliminare” dai suoi testi alcune parole che non potevano essere dette ne in televisione né in radio. Il saggioi è l’analisi di un disco - “Amore e non amore” – rivoluzionario, che oggi potremmo definire con tranquillità un concept album, contenente quattro canzoni blues registrate dal vivo in studio senza alcuna prova come dodici anni prima aveva fatto Miles Davis con “Kind of blue”, quattro strumentali estremamente liquide con l'orchestra diretta dallo stesso Battisti, un importante aiuto mogoliano e in copertina una misteriosa donna nuda (ai posteri lascio il mistero sulla sua identità)… Donato Zoppo oltre ad essere un valente giornalista musicale (segnalo il suo saggio sulla Premiata Forneria Marconi del 2006 per Editori Riuniti, tra le altre cose) che scrive per  Jam, Totemblueart e L’idea, è speaker radiofonico di un programma tutto suo, il radio-show Rock City Nights. Non dobbiamo aspettarci la solita biografia composta di nomi, date e luoghi che ben presto vengono dimenticati annoiando mortalmente il lettore. Il libro ha un sapore antico, l’autore descrive le atmosfere dell’epoca, l’avvento della psichedelia e la traduzione da parte dei musicisti italiani di brani made in Usa. La concezione di musicista dominante fino a quel momento (fine anni ’60, inizio anni’70) va scomparendo, le varie Nilla Pizzi, e Orietta Berti, lasciano il posto ad una nuova schiera di artisti giovani e affamati. Tra questi esplode ben presto Battisti, che dai piccoli club nei quali ha fatto gavetta agli inizi  della sua carriera riesce ad ottenere un contratto discografico da una delle più imponenti aziende di quegli anni, la Ricordi. Come mecenate e vate ha Mogol, divenuti amici dall’inizio, il paroliere ne testa le doti scrivendo alcuni testi per Lucio. Zoppo va oltre la sterile biografia del musicista ed arriva ad analizzare un anno ben preciso, un periodo di rottura in cui Battisti lascia per sempre alle sue spalle ciò che i critici e i discografici gli chiedevano di suonare e compone un disco tutto suo, un 33 giri folle che turba gli animi dei benpensanti e impazza invece nei jukebox dei tanti locali che in quegli anni nascevano come funghi allucinogeni. Interessante  il capitolo sulla censura,  liste di parole da evitare che il consiglio della RAI dava ai giornalisti, ai musicisti e a tutte le persone dello spettacolo. Ma è poi cambiato davvero molto in quaranta anni di televisione?

 
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