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Domenico Cosentino Scrittore Underground
CARLOTTA FARESIN PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 03 Febbraio 2010 10:53

 

Deserto, 40° e la sabbia che scotta. L’aria è densa e sfuma davanti ai nostri occhi. Le labbra screpolate e la gola secca, in lontananza si staglia un cactus gigante e durante la notte ci fa compagnia l’ululato di un coyote. Deserto rosso, montagne di pietra bruciata, solitudine e commiserazione.  Una vita decaduta in un oblio dal quale è difficile uscirne.

Tutto questo esalano le pagine dei due libricini autoprodotti dalla poetessa Carlotta Faresin. La scrittrice unisce le sue parole ad i suoi magnifici disegni per creare un prodotto unico. Un phamplet da carezzare, la carta ruvida che riscalda i nostri polpastrelli e l’odore rassicurante che ci regalano queste pagine, trasportano il lettore in questi paesaggi esotici e lontani.

Carlotta ha fatto un ottimo lavoro, ha unito la disperazione di un’anima romantica, all’adorazione per un genere di musica abbastanza particolare come può essere il desert-stone. Vi consiglio di contattare l’autrice alla sua e-mail personale

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o visitare il suo blog a questo indirizzothecactusbunny.wordpress.comed ordinare i suoi bellissimi lavori
 
Poesia pubblica su Fuori le Mura PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 19 Gennaio 2010 11:01

potete leggerla sul portale del settimanale

romano nella sezione PAROLE

 
POESIA SUL CORRIERE DI LIVORNO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 03 Gennaio 2010 11:51
 
Stefano Bruccoleri PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 12 Gennaio 2010 12:36
  Via dalla casa comunale n°1Stefano Bruccoleri

Edizioni Senza Dimora

2009

Articolo di : Domenico Cosentino

 

Stefano ha perso i suoi genitori, morti entrambi di una terribile malattia. Il suo lavoro ( restauratore di mobili antichi) non gli permette di pagare l’affitto di casa e gli viene intimato lo sfratto esecutivo. In pochi mesi Stefano sarà solo, senza lavoro e senza casa.

In ospedale gli viene diagnostica l’Aids, cure, visite mediche, pillole da assumere ogni fottuto giorno.

Ma la sua vita cambia in meglio, forse finalmente ha trovato la forza di reagire. Trova una bicicletta la sistema egli carica sopra i suoi pochi oggetti una tenda e un fornellino da campo. Da quel momento questo ferrovecchio sarà la sua unica compagna di un lungo viaggio che lo porta a percorrere quasi 25000 chilometri in tutta Italia.

Stefano impara a sopravvivere in strada tra mense della caritas e dormitori comunali impara suo malgrado chi siano  gli operatori sociali. Capisce le assurdità burocratiche che deve affrontare un senza fissa dimora.

Ma il protagonista in questi anni di vagabondaggio incontra anche molte persone, amici che lo ospitano, donne gentili che gli assicurano un posto letto. Inizia a capire che non tutti gli assistenti sociali hanno i paraocchi, conosce Massimiliano a Bologna ed inizia a lavorare presso una cooperativa. Scrive brevi articoli che verranno pubblicati su alcuni giornali di strada italiani. Tra una bottiglia e una veloce sega i mesi passano sfinendo il fisico e la mente del cicloturista.

Prendete Lee Stringer, portatelo in Emilia Romagna, dategli una bicicletta e troverete Stefano Bruccoleri. Il libro è scorrevole e nasce da un blog (www.analkoliker.splinder.com), la struttura riesce a catturare le emozioni e la vita di Stefano e lui riesce a raccontarci le sue dure esperienze senza cadere in una malinconia melensa.

Avendo la struttura di un blog le pagine però non hanno un filo logico e gli eventi sono raccontati in modo tagliente.

Il progetto non si ferma  alla staticità del libro, infatti seguendo il sito personale di Stefano (www.senzafissadimoradisuccesso.com) potrete leggere le evoluzioni della semplice vita del protagonista.

L’autore ha scritto il suo libro in un capanno immerso nella Val di Susa dove ha deciso di fermarsi e di costruire finalmente qualcosa dopo tutti questi anni di pellegrinaggio per la penisola. Qui trova persone semplici pronte ad aiutarlo, un clima duro ed il contatto con la natura che ha sempre ricercato.

Il libro è interamente autoprodotto e potete ordinarlo solo scrivendo al signor Bruccoleri : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
CHIACCHIERATA CON UN OPERATORA SOCIALE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 15 Dicembre 2009 12:09

 anche in questo caso internet è stato utile ad avvicinare due persone lontane. ho conosciuto massimiliano per caso, aveva preso un mio libro ed abbiamo iniziato a parlare. mi pento di non aver mnai approfondito la sua conoscenza,e tento ora di fare chiarezza sulla sua vita. Massimiliano insieme ad altri ragazzi mantiene un bellissimo blog sul quale ogni tanto scrivo anche io, il link ve lo aggiungo qui sotto

ASFALTO

.presentati, parlami di te, di quello che sognavi da bambino.
 
Mi chiamo Massimiliano e faccio l'operatore sociale in un centro diurno a bassa soglia d'accesso, a Bologna. Sono sempre vissuto a Bologna e sono molto legato alla mia città. In generale mi piacciono le città e l'incontro fra centro e periferia; mi hanno sempre affascinato le zone di confine. Da piccolo? Quando ero bambino chiamavo la periferia Casa e il centro Bologna. Quando arrivavo in centro storico piangevo per i mendicanti che solo lì trovavo, non riuscivo a farmene una ragione.
 
parlami del centro, di cosa fate, di quante persone aiutate.
 Il Centro diurno è un posto dove le persone che vivono in strada possono stare al pomeriggio. Per guardare la tv, giocare a carte, dormire sopra e sotto i tavoli. Non si può bere alcolici e si dovrebbero fumare solo sigarette. Dentro a questo grande spazio un bel po' fatiscente sono nati due laboratori: uno artistico e uno informatico, dove lavoro io. Lì si cerca di dare l'opportunità alle persone di strada e tossicodipendenti di sperimentare qualche ora lontano dalla strada, con altre regole e modalità di stare con gli altri. Si impara qualcosa sì, ma non è la cosa fondamentale. Si cerca di stare insieme e comunicare in un modo diverso. Parliamo di gruppi di 5 - 7 persone circa.
Comunque non aiutiamo nessuno: in realtà cerchiamo di costruire insieme dei percorsi di vita; o meglio degli inizi di percorso di recupero.

come mai hai deciso di fare questo lavoro?

Forse per via della mia stessa fragilità. Ma fondamentalmente perché sono un appassionato sostenitore della razza umana e, dalle zone di confine come questa, si può intravedere meglio l'essenza dell'essere umano, almeno in certi suoi aspetti. Qui è chiaro il fatto che tutti i nostri rapporti sono condizionati dalla realtà sociale in cui viviamo.
Comunque, al di la della filosofia, sono capitato qui facendo il servizio civile... poi "ho messo la firma" per così dire e mi sono arruolato definitivamente.

raccontami una tua giornata tipo.

Arrivo in laboratorio alle 10 e fino alle 11 si accolgono le persone con due chiacchiere e un caffé: un piccolo dono che serve da aggancio relazionale. Il lavoro si adatta molto alle caratteristiche del gruppo in quel momento: alle volte è più classe di scolaretti e allora si fa lezione; altre volte sembrano un gruppo di squatter allora si fanno video pseudo anarcoidi. Poi alle 14 si pranza ognuno per conto suo, io sto in cucina con gli altri operatori sociali e guardo le persone che popolano la mensa dei poveri nell'altra stanza. Sempre le stesse facce da 15 anni circa.

come mai è nato il blog?

la risposta è un po' nel suo manifesto iniziale: costruire un ponte di comunicazione fra noi, i margini, e la città tutta; perchè la conoscenza reciproca avvicina e la solidarietà sociale non può basarsi sulla paura. Raccontare qualcosa di sé e raccontare il mondo dal nostro punto di vista.

cosa pensate di fare per il futuro?

Non so se il  blog basti ad assolvere a questo compito: purtroppo queste cose sono molto sensibili alle mode e ai cambiamenti. Quindi credo sia necessario far uscire la nostra voce, cercare alleanze e altri luoghi di comunicazione sul territorio. Si dovrà tornare a metterci il corpo e la faccia se si vorrà ottenere qualcosa.

alcuni ce l'hanno fatta, stefano bruccolieri, e il progetto bar boon band di maurizio rotaris, li hai conosciuti? parlaci di loro.

Li ho conosciuti certo e Stefano è un amico col quale ho fatto più di un progetto, tra cui anche il blog Asfalto. Maurizio è una forza della natura: ha uno sguardo d'insieme delle cose, una grande esperienza e la lucidità necessaria per portare avanti i suoi progetti. Uno che sa fare ed ha anche la tenacia sufficiente per avere successo, non tanto per sé quanto per chi ha sotto le sue ali.
Cosa dire di Stefano che io non abbia già detto? Si definisce molto bene lui: senza dimora di successo. Ma in realtà è una persona molto più complessa: è una costellazione di progetti, entusiasmi, passioni e centri di emozione che sta gradualmente trovando la disciplina per ottenere quello che si merita. Stefano è sempre stato un contadino privo di raccolto.
 

 

 
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