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Domenico Cosentino
EXTRAVESUVIANA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 05 Maggio 2012 15:55

 

Dopo aver letto decine di storie, racconti, esperienze di vita, l’Extra-Staff ha pensato fosse arrivato il momento giusto per compiere il passo successivo: lasciare su carta una testimonianza del nostro attraversare queste terre.
Fedele all’idea originaria del blog di consentire a chiunque di esprimere e condividere le proprie emozioni, Racconti dalla periferia ha volutamente la forma e dimensione di un quaderno, da conservare a casa o portare in borsa, da tenere con sé in ogni viaggio più o meno lungo.
Alla fine di ogni testo c’è una pagina bianca, uno spazio vuoto: è il luogo dell’immaginazione in cui il lettore diventa, in itinere, autore. Ogni copia non sarà uguale a nessun altra perché chi la possiede potrà viverla, disegnarla, scriverla, scarabocchiarla.
Abbiamo solo iniziato una narrazione che sarete voi a proseguire.

racconti dalla periferia di napoli, e tra questi c'è anche il mio.

fate una donazione, qui è spiegato come fare.

se invece volete leggere liberamente gli altri racconti potete farlo qui !

 
Francesca Grispello PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 26 Aprile 2012 10:46

Articolo ad opera di Francesca Grispello pubblicato su L'Idea. godetevelo

 
RECENSIONE : AD OKKI APERTI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 20 Aprile 2012 14:50

ARTICOLO DI ROBERTA MAGLIOCCA  PER LA RIVISTA AD OKKI APERTI

 

 

 

 

 

 

 

 


 
RECENSIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 16 Aprile 2012 17:54

qui è possibile leggere la recensione de Le città Invivibili apparsa su Mangialibri a opera di Alessandra Farinola : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Aprile 2012 21:15
 
Intervista Amelto De Silva PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 07 Marzo 2012 12:54

Scoperto per caso grazie ai saggi consigli del direttore di Mangialibri sui blog più interessanti da seguire, Amleto De Silva mi è entrato nel sangue come una malattia. Per l’intervista ha voluto a tutti i costi indossare gli occhiali “originali” di Elvis, anche se - mi duole ammetterlo ma è il mio dovere di cronista tutto d'un pezzo - non ha le stesse movenze pelviche del Re.

Cosa o chi ha influenzato il tuo modo di scrivere? La società? Uno scrittore in particolare, le tue esperienze di vita o sono tutte fregnacce?
Se parliamo di modo di scrivere, il mio è l'unico possibile. Nel senso che io racconto delle storie con dei personaggi, e le cameriere parlano come le cameriere e le contesse come le contesse e come tali si muovono nella storia. Non come dovrebbero parlare: come parlano. Ma non è il mio modo: è l'unico modo. Che poi io lo faccia bene o male è un altro discorso, ma è così che scriveva Salgari, è così che scriveva Dickens, è così che scrive Stephen King. Quelli che non fanno così o sono sperimentatori o mezze calzette da premio letterario. Il guaio è che gli sperimentatori non esistono più, quindi fatti due conti. E poi è chiaro che il mio modo di vivere mi ha influenzato. E meno male. Se parli con uno scrittore di quelli quotati per più di dieci minuti ti sembra di parlare con un disagiato rinchiuso in un qualche istituto da chissà quanti anni: a parte chi si scopa chi e chi firma con quale casa editrice, non sanno chi ha vinto lo scudetto, cos'è la cassa integrazione, come funziona Facebook. Prova e vedrai. E questi sarebbero quelli che dovrebbero raccontarti la realtà. Stiamo con i cazzi, come si suol dire.

 


I personaggi del tuo libro Statti attento da me sembrano veri: t’ispiri alla tua quotidianità? Prendi spunto dalle manie dei tuoi amici? Ti hanno mai denunciato per questo?
Questo è un vizio molto più frequente di quanto non si creda: nel senso che io conosco almeno due libri di successo che in realtà non sono altro che l'assemblaggio dei cazzi privati degli amici degli scrittori. E questa è una cosa prima di tutto schifosa, perché un uomo che sputtana gli amici non è un uomo, è una merda. E poi perché significa che tu, di tuo, non ti sai inventare niente. A parte che se scrivessi un decimo delle cose che mi sono capitate, la gente direbbe che esagero. E lo dice adesso che mi freno, pensa te. Comunque no, posso raccontare e adattare degli aneddoti straconosciuti, ma sono e resto una persona di cui potersi fidare. Solo in seconda battuta sono uno che scrive.


Dal tuo blog www.amlo.it apprendo che sei molto attento all’attualità. Descrivimi brevemente e a parole tue l’Italia di oggi.
Questo è un posto pieno di schiavi che vogliono diventare schiavisti. Anzi, di schiavi cattivi e ignoranti che vogliono diventare schiavisti più cattivi e più ignoranti.


Ti hanno mai detto: “Amlè ma perché si così spuorco? Io preferisco leggere tuo fratello Diego”. E se sì, come li hai mandati a cagare?
Onestamente? Se un fan di mio fratello non mi dicesse così mi preoccuperei e mi chiederei dove sto sbagliando. E ovviamente, così dovrebbe fare lui. Conosco pochi fan sfegatati dei Dead Kennedys che apprezzano Morgan, e viceversa. A meno che ovviamente non siano degli imbecilli totali, nel qual caso, chi se ne frega. E poi questa cosa che io sarei “spuorco” è una fesseria magistrale. Nel mio libro i personaggi parlano come parla la gente per strada. Mi rendo conto che vanno di moda i libri italiani dove la gente dice cose come “perbacco”, e poi magari “intraprende percorsi dolorosi nella memoria”, ma io so che quelli che scrivono così sono sostanzialmente degli imbecilli, gente che scrive ancora per impressionare la loro vecchia professoressa del ginnasio. Dei coglioni. Pensano che se fanno i tipi difficili sembreranno più intelligenti, o che chiaveranno di più. Beh, sai la novità? Sempre stronzi sembrate, e non chiavate uguale. Sai come diceva Gadda? Che la persona intelligente “va” al bar, il cretino “si reca” al bar.


Hai un buon rapporto con tuo fratello? Vi scannate? Fa finta di non conoscerti?
Ma no, ma no. Io e mio fratello non ci scanniamo per niente. Siamo talmente diversi che non potremmo neanche volendo. Non credo che riusciremmo a  trovare un punto di contatto sul quale litigare nemmeno se ci impegnassimo a fondo. E' il bello della completa e assoluta diversità.


Racconta una giornata tipo di AMLO (il nickname che Amleto De Silva utilizza per online)...
Beh, adesso sono un family man, and my bark is much worse than my bite, come dicevano Hall e Oates. Sto con la mia famiglia, leggo, guardo film, scrivo, mi alleno. Parlo al telefono col mio amico Fulvio e con Marziano (Gianfranco Marziano è un musicista-cantantautore Campano ndr). Niente di che. E ne sono soddisfatto. A me la crisi di mezza età mi deve fare solo 'o yoyo'. Quello che dovevo fare l'ho fatto a tempo debito, come si doveva e per anni, e adesso viaggio con gli occhiali di Essi vivono. Capisci a me.


Quindi sei diventato un “azzeccato”. Come riesci a diffondere il tuo libro? Quali mezzi usi?
E che mezzi devo usare? Il mio blog, Facebook e il passaparola. Punto. Va bene così. Se mi chiamano a fare una presentazione ci vado, se no me ne sto a casa mia nella pace degli angeli. Vedi, il mio libro non è costato un cazzo e vende anche benino. Una grossa casa editrice vende mediamente duemila copie di un libro come il mio, ma ci deve investire una caterva di lavoro, denaro e leccate di culo che io, se fossi un editore, userei per scopi più nobili, tipo alcol o mignotte. Sono bravi tutti a vendere tremila copie con dieci recensioni, tre passaggi tv in prima serata e la pubblicità su Repubblica. Come si dice negli ambienti scientifici, grazie al cazzo.


Statti attento da me è un libro autoprodotto. Come mai sei arrivato a questa scelta? Non volevi rotture di cazzo dagli editori italioti, o nessuno voleva pubblicarti?
A questo punto potrei fare il tipo sfaccimmo che dice “no l'autoproduzione, eccetera le major bla bla bla”. La verità è questa: il romanzo non l'ho mandato a NESSUN EDITORE. Perché so che nessun editore vero pubblicherebbe questo libro, quindi ho pensato bene di sparagnare tempo e soldi a loro ma soprattutto a me che pure sarei peccato. Certo, ora che l'ho scritto, se me lo pubblicasse un editore grosso e ci tirassi fuori due soldi sarei contento, ma non è che ci speri. E poi, onestamente, se devo sottoporre il mio romanzo al giudizio di persone che stampano i libri dei comici tv, allora no. La differenza tra me e loro è che loro tengono i soldi e io no, ma di libri con me non possono parlare; perché io ne capisco e loro no. Possono decidere chi pubblicare, ma gente come loro non può dire se una cosa è valida o meno. Quello è tutto un altro cazzo, lì li batto due a zero a tavolino proprio.


In cantiere so che hai un nuovo progetto, vuoi parlarmene o sei scaramantico? Sarà sempre autoprodotto?
Un'idea ce l'ho: si tratta di un romanzo umoristico scritto in prima persona, ma sarà molto difficile lavorarci. Perché col mio ego ipotrofico scrivere un libro in prima persona sarà una sofferenza micidiale, e poi perché per me, autore satirico di vecchia data, l'umorismo è una cosa seria. Rischio di scrivere tutto il giorno e poi buttare tutto. Con Statti attento da me buttavo la metà, ma lì mi salvava il dramma. Vedremo, forse sarà comico E drammatico. E sì, autoprodotto: dubito seriamente che un qualche editore venga a bussare alla mia porta, ma va bene così. Chi mi conosce sa che non scherzo, su questa cosa. Per me l'importante è scrivere quello che voglio io, non qualche editor subnormale. E io gli editor li conosco, quindi ti posso garantire che non uso il termine subnormale a caso.


Riconosci” la verità” attraverso le tue lenti. Salutami come fossi un personaggio diStatti attento da me.
Dummi', 'a capocchia!

 
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